In un corso di Harvard
a risponderti è l'avatar del docente
Harvard mette gli avatar dei suoi docenti dentro un corso da 699 dollari. Cosa chiedere a chi ti vende formazione sull'AI, prima di pagarla.
Pubblicato il 25 agosto 2026
Il 22 agosto TechCrunch ha raccontato com'è fatto Foundry, il bootcamp per chi avvia un'impresa aperto dalla Harvard Business School: otto settimane, 699 dollari, e dentro il percorso ci sono gli avatar dei docenti, ricostruiti con un software di video sintetici. Lo studente prova la propria presentazione davanti all'avatar e riceve un commento costruito sul modo di ragionare del docente vero.
Jeff Bussgang, che insegna lì e ha un avatar suo, dice che vedere il proprio doppio digitale è un po' inquietante, e che i suoi studenti invece lo adorano. La direttrice del progetto, Katharina Rings, racconta che all'inizio la parte di AI somigliava a un chatbot, e che dopo una versione di prova gli studenti hanno chiesto qualcosa di più guidato.
Un dettaglio vale il resto della notizia. TechCrunch scrive che il percorso comprende sessioni dal vivo con i docenti ogni settimana. La pagina di Foundry descrive lo stesso bootcamp di otto settimane come online e a ritmo libero. Due descrizioni della stessa cosa, e non coincidono.
Cosa significa per una PMI italiana
Il mercato dei corsi sull'AI in Italia sta correndo
Dal 2 febbraio 2025 l'articolo 4 dell'AI Act chiede alle imprese che usano sistemi di intelligenza artificiale di avere personale con un livello di competenza adeguato. Non fissa ore, non impone programmi, non nomina enti certificatori e non prevede esami. Da quando la vigilanza è attiva, le offerte di formazione hanno iniziato ad arrivare in casella a chiunque abbia una partita IVA.
Molte sono materiale registrato una volta e venduto a tutti. Che sia registrato non è di per sé un difetto. Il difetto arriva quando il prezzo è quello di un percorso seguito da qualcuno, e la cosa che compri è un video.
La domanda giusta non riguarda l'avatar
Harvard usa il proprio doppio digitale per la parte che si ripete: provi la presentazione e ricevi un commento, poi la rifai. È un uso onesto di un simulatore, e gli studenti lo trovano utile proprio perché possono sbagliare venti volte senza occupare il tempo di nessuno.
Quello che un simulatore non fa è rispondere alla domanda che nasce dalla tua azienda. «I dati dei nostri pazienti li possiamo caricare o no.» «Il gestionale che usiamo dal 2014 si collega o dobbiamo cambiarlo.» «Se lo strumento sbaglia un preventivo, chi ci mette la faccia con il cliente.» «Chi lo deve usare, e chi invece non lo deve toccare.» Sono domande che contengono informazioni che stanno solo dentro la tua azienda, e la risposta utile arriva da chi può chiederti il resto.
Le cinque cose da chiedere prima di pagare
Si chiedono per email, in dieci righe, e la risposta dice quasi tutto.
- Chi risponde alle mie domande, in quanto tempo, e per quanto tempo dopo la fine del corso?
- Quali parti sono registrate o simulate e quali sono con una persona?
- Il materiale resta a noi dopo, e in che forma?
- Chi rilascia l'attestato, e cosa dichiara esattamente?
- I dati che i miei dipendenti caricano durante gli esercizi dove finiscono?
L'ultima è quella che si dimentica sempre. Un esercizio realistico chiede di portare un documento vero, e a quel punto una fattura o un elenco di clienti esce dall'azienda senza che nessuno lo abbia deciso.
Verifica che le due descrizioni coincidano
Prima di firmare, metti accanto la pagina commerciale e il programma vero. A Harvard le due versioni raccontano un corso diverso, e parliamo di un'istituzione che il tempo per rileggersi ce l'ha. Su un'offerta arrivata per email da un fornitore che non conosci, quella verifica costa cinque minuti e capita spesso che risparmi il resto.
Vale la stessa regola che uso quando qualcuno mi chiede come valutare un consulente prima di ingaggiarlo: si guarda cosa succede quando le cose vanno storte.
Dove sta la persona, nel mio lavoro
RefertAI gira ogni giorno in clinica veterinaria. Il modello prepara il referto, il veterinario lo valida, il PDF esce con la sua firma. La parte automatica fa il lavoro ripetitivo e la persona resta dove serve prendersi una responsabilità. Un corso di AI fatto bene segue lo stesso schema, con la parte simulata sugli esercizi e qualcuno di vero sulle decisioni.
Cosa fare questa settimana
Prendi l'ultima offerta di corso che hai ricevuto e cerca la riga che dice chi risponde alle domande. Se non c'è, scrivi le cinque domande qui sopra e mandale al fornitore. Poi decidi di quante ore hai davvero bisogno, che è un conto che si fa sul lavoro delle persone e non sulla norma.
Gli obblighi dell'AI Act che riguardano un'impresa che usa l'AI senza produrla stanno raccolti qui.
Fonte: l'articolo di TechCrunch e la pagina di Foundry.
Domande frequenti
Un corso registrato vale per l'obbligo di formazione dell'AI Act?
L'articolo 4 chiede che chi usa sistemi di AI in azienda abbia un livello di competenza adeguato al ruolo, all'esperienza e al contesto in cui quei sistemi vengono usati. Non prescrive il formato. Un corso registrato può bastare per il personale che usa uno strumento in modo semplice e ripetitivo, e non basta per chi decide cosa comprare o come impostarlo.
Serve un attestato?
La norma non prevede né un certificato obbligatorio né un ente che lo rilasci. Un attestato è utile perché tiene traccia di chi ha fatto cosa e quando, che è l'informazione che ti serve se qualcuno la chiede. Comprare il corso per l'attestato invece che per il contenuto è il modo più veloce per spendere due volte.
Quante ore devono essere?
Nessun monte ore è scritto da nessuna parte. La misura sensata è il compito: la persona che carica i dati dei clienti dentro uno strumento deve sapere quali dati non ci vanno, e quel pezzo si insegna in poco tempo. Chi sceglie i fornitori ha bisogno di molto di più.
Se il docente è un avatar il corso vale meno?
Dipende da cosa fa l'avatar. Far ripetere un esercizio a un simulatore finché non viene bene è un uso sensato, e a Harvard è quello che stanno facendo. Il problema nasce quando la parte simulata sostituisce anche la risposta alla domanda che nasce dal tuo caso, perché quella domanda contiene informazioni che il simulatore non ha.
Come capisco se un corso è generico?
Guarda gli esempi nel programma. Se parlano di aziende che assomigliano alla tua, con processi che riconosci, qualcuno si è preso la briga di scriverli. Se parlano di produttività e di trasformazione, il materiale è lo stesso che riceve chiunque altro e il prezzo è l'unica cosa che cambia.