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Un terzo delle pagine nuove del web
ha segni di scrittura AI

Uno studio del 20 agosto misura quanta parte del web nasce con l'AI. Cosa cambia per il blog di un'azienda e cosa chiedere a chi lo scrive.

Pubblicato il 24 agosto 2026

Giuseppe Delli Paoli
Giuseppe Delli PaoliConsulente AI per PMI italiane — fondatore di RefertAI
In due righeIl Pew Research Center ha analizzato quasi mezzo milione di pagine in inglese: il 10% di quelle online oggi mostra segni di scrittura o revisione fatta dall'AI, e fra le pagine pubblicate dopo l'uscita di ChatGPT la quota supera un terzo. Per un'azienda con un sito la conseguenza pratica è una sola: la pagina generica sul proprio settore esiste già in mille copie. Comprare un rilevatore di AI non risolve niente, perché sbaglia proprio sul caso singolo. Quello che resta a fare è mettere nelle pagine le cose che solo la tua azienda sa.

Il 20 agosto il Pew Research Center ha pubblicato una misura di quanto internet sia scritto con l'AI. I ricercatori hanno analizzato quasi 500.000 pagine in lingua inglese raccolte dall'archivio Common Crawl fra il 2021 e il luglio 2026, passandole a un modello che riconosce i segni statistici della scrittura automatica.

Su un campione casuale di 10.000 pagine prese a luglio 2026, il 10% mostra segni evidenti di scrittura o revisione fatta dall'AI. Guardando solo le pagine pubblicate dopo l'uscita di ChatGPT, a novembre 2022, la quota sale a oltre un terzo. I domini .com stanno intorno al 10%, i .org al 4,6%, i siti universitari e quelli pubblici restano sotto l'1%.

Lo studio riguarda pagine in inglese. Sull'italiano una misura equivalente non esiste, quindi il numero indica una direzione e non fotografa il web italiano.

Cosa significa per una PMI italiana

Riempire il blog ha smesso di essere un vantaggio

Fino a tre anni fa pubblicare venti articoli al mese sul sito aziendale costava fatica, e quella fatica era il filtro. Chi la reggeva stava davanti agli altri. Adesso la fatica è sparita per tutti nello stesso momento. Se un terzo delle pagine nuove nasce così, la pagina generica sul tuo settore esiste già in mille copie quasi identiche, e la tua arriva ultima.

Il conto è semplice. Se paghi un pacchetto di contenuti a canone e nessuno in azienda li legge prima che escano, stai comprando una cosa che il tuo concorrente compra allo stesso prezzo dal fornitore accanto.

Il rilevatore di AI ti fa fare una figuraccia

Il primo istinto dopo una notizia così è cercare uno strumento che dica «questo testo è stato scritto dall'AI». Gli autori dello studio avvertono che i modelli di rilevamento sbagliano sui singoli documenti, e che indizi come il trattino lungo, presi da soli, non dimostrano niente. Su mezzo milione di pagine gli errori si compensano. Su un articolo solo restano tutti lì.

Usare quel verdetto per contestare una fattura a un fornitore o per fare un richiamo a un dipendente significa appoggiarsi a uno strumento che il suo stesso produttore non garantisce sul caso singolo. È il modo più veloce per rovinare un rapporto e avere torto.

Le quattro domande da fare a chi ti scrive i contenuti

Si fanno al telefono in cinque minuti.

  • Da dove vengono i dati e i nomi propri che stanno dentro questo pezzo?
  • Chi lo ha riletto prima di mandarmelo, e quanto tempo ci ha messo?
  • Cosa c'è qui dentro che non potevi scrivere senza aver parlato con me?
  • Se domani chiedo di togliere questo articolo dal sito, cosa perdo?

La terza è quella che separa un fornitore utile da tutti gli altri. Chi lavora bene ci mette dentro una cifra che gli hai detto tu, il nome di una lavorazione che fai solo tu, un'obiezione che ti ripetono i clienti da anni, il motivo per cui su una certa cosa hai smesso di fare sconti.

Cosa mette in una pagina un'azienda che esiste davvero

Le cose che nessun modello ha visto: il prezzo che hai fatto l'ultima volta e perché, il lavoro che hai perso e per quale motivo, l'errore che ti costa più telefonate al mese, la procedura interna che nessuno ha mai messo per iscritto.

RefertAI gira ogni giorno in clinica veterinaria: il modello prepara il referto, il veterinario lo valida, il PDF esce con la sua firma. Una pagina utile su quel software vale per i dettagli che si conoscono soltanto perché il software è in produzione. Vale lo stesso ragionamento che riguarda i testi generati che escono a nome tuo: chi firma, rilegge.

Cosa fare questa settimana

Apri le ultime cinque pagine pubblicate sul tuo sito. Per ognuna cerca una cifra, un nome, una data o un fatto che solo la tua azienda poteva mettere lì. Se in una pagina non ne trovi nessuno, quella pagina non sta lavorando per te. Riscriverla o toglierla migliorano il sito allo stesso modo.

Poi guarda chi le scrive e con quale accordo, perché la differenza fra un fornitore che ti fa parlare e uno che ti manda il pacchetto pronto si vede proprio qui: un singolo o un'agenzia cambiano il risultato più di quanto cambi lo strumento con cui scrivono.

Il resto del metodo per portare l'AI dentro un'azienda senza comprare fuffa sta nella roadmap.

Fonti: lo studio del Pew Research Center e il riepilogo di TechCrunch.

Domande frequenti

Google penalizza i contenuti scritti con l'intelligenza artificiale?

Google dice da tempo che guarda lo scopo con cui una pagina è stata prodotta, non lo strumento usato per scriverla. Quello che colpisce è la produzione in massa di pagine fatte per intercettare ricerche senza aggiungere niente, e lì i cali di traffico documentati sono pesanti. Un articolo scritto con l'AI, riletto da chi conosce il mestiere e pieno di cose che solo la tua azienda sa, non rientra in quel comportamento.

Come faccio a sapere se chi mi scrive i contenuti usa l'AI?

Chiedendolo, e senza farne un processo. La domanda che dà informazione vera è un'altra: cosa c'è dentro questo pezzo che non potevi scrivere senza aver parlato con me. Se la risposta è vaga, il problema esisteva anche prima dell'AI.

Devo dichiarare che un articolo del mio sito è stato scritto con l'AI?

Per un'azienda quasi mai. L'articolo 50 dell'AI Act, al paragrafo 4, chiede la dichiarazione per il testo pubblicato allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, e prevede un'eccezione quando il testo è stato rivisto da una persona che se ne assume la responsabilità editoriale. Una scheda prodotto, un articolo commerciale o una pagina di servizio non ci rientrano.

Allora conviene smettere di usare l'AI per scrivere?

Conviene cambiare cosa le si chiede. Usarla per mettere in ordine appunti che hai preso tu, o per trasformare una telefonata registrata in una bozza, funziona bene. Chiederle l'argomento e i contenuti insieme produce la pagina che stanno pubblicando tutti.

Il mio sito ha poche pagine e sono vecchie: sono messo peggio?

Dipende da cosa dicono. Cinque pagine che raccontano prezzi reali, casi reali e limiti reali valgono più di cinquanta articoli generici pubblicati quest'anno. Se le pagine vecchie contengono informazioni sbagliate o superate, però, aggiornarle viene prima di scriverne di nuove.

Vuoi capire se le pagine del tuo sito stanno ancora portando qualcuno, o solo occupando spazio? Quindici minuti al telefono bastano per guardarle insieme.

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