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Dieci anni di AI nella professione che ne usa
più di tutte, e le persone sono aumentate

Nel 2016 fu previsto che l'AI avrebbe sostituito i radiologi in cinque anni. Oggi sono di più. Cosa dice quel decennio a chi ha un'azienda piccola.

Pubblicato il 1 settembre 2026

Giuseppe Delli Paoli
Giuseppe Delli PaoliConsulente AI per PMI italiane — fondatore di RefertAI
In due righeNel 2016 Geoffrey Hinton previde che entro cinque anni i computer avrebbero sostituito i radiologi. Dieci anni dopo la radiologia è il campo con più intelligenza artificiale approvata al mondo, circa tre quarti di tutti i dispositivi medici con AI autorizzati dall'ente americano, e i radiologi sono di più, non di meno. Quello che è cambiato è dove finisce il loro tempo: meno a produrre, più a controllare. Per una PMI il decennio della radiologia è l'unico esperimento lungo disponibile su una domanda che oggi arriva a tutti, cioè se l'AI possa fare il lavoro di una persona che sa una cosa specifica.

Nel 2016 Geoffrey Hinton, poi premio Nobel, disse che entro cinque anni i computer avrebbero sostituito i radiologi, cioè i medici che leggono lastre ed ecografie. Consigliò di smettere di formarne.

Dieci anni dopo la radiologia è il campo con più intelligenza artificiale approvata al mondo. All'inizio del 2026 circa tre quarti dei dispositivi medici con AI autorizzati dall'ente americano riguardavano la radiologia: 1.104 su 1.451. È il settore che ne ha presa di più.

E i radiologi sono aumentati. Uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Radiology conta 37.482 radiologi convenzionati con Medicare nel 2023 e proietta al 2055 un aumento del 25,7% se i posti di specializzazione restano fermi, del 40,3% se crescono. Sono numeri americani, con tutti i limiti del caso. Vanno nella direzione opposta alla previsione.

Cosa significa per una PMI italiana

Nessuno ti sta vendendo un software di radiologia. Qualcuno però ti sta dicendo, con parole diverse, che un abbonamento può fare il lavoro di una persona che in azienda sa una cosa specifica: chi prepara i preventivi, chi tiene la prima nota, chi rincorre le fatture non pagate, chi risponde ai clienti che scrivono di sera. La radiologia è l'unico esperimento lungo disponibile su quella promessa, e i dieci anni sono già passati.

Lì l'AI funziona davvero. Un'analisi di 43 studi clinici citata nell'articolo trova che le colonscopie assistite individuano più polipi di quelle tradizionali. Il lavoro dello specialista però non è sparito, ha cambiato forma. Il tempo si è spostato dal produrre al controllare. Il referto lo imposta la macchina, la responsabilità resta al medico che firma, e leggere un referto già scritto per capire se regge è un lavoro diverso da scriverlo, ma è comunque un lavoro e occupa delle ore.

Quelle ore sono la riga che manca in quasi tutti i preventivi che ti arrivano. Il venditore ti dice quanto tempo fa risparmiare lo strumento. Nessuno ti dice quanto tempo costa il controllo, chi lo fa, e cosa succede nelle settimane in cui quella persona è in ferie.

C'è un secondo pezzo che salta ancora più spesso, ed è la competenza di chi controlla. Sempre nell'articolo, oltre un quarto dei medici intervistati nel 2026 dichiara di non aver ricevuto nessuna formazione sull'intelligenza artificiale, e solo l'11% una formazione sostanziosa. Sta succedendo in un settore con i budget e gli ordini professionali. In un'azienda da otto persone la formazione non compare per caso: o la metti nel progetto, o non c'è. In Europa poi non è nemmeno facoltativa, ed è un obbligo senza monte ore né certificati che si applica già.

Il motivo per cui il controllo va preso sul serio sta nel tipo di errore. Un output sbagliato in modo evidente lo blocca chiunque. Quello che passa è l'output plausibile: la cifra verosimile, la data che nessuno ricontrolla, la frase giusta riferita al cliente sbagliato, il prezzo del listino dell'anno scorso scritto con sicurezza. Per accorgersene bisogna saperne quanto basta, il che significa che la persona che valida non può essere quella che ne sa meno in azienda, e che il tempo del controllo non si comprime a zero con l'abitudine.

RefertAI, il software di refertazione veterinaria che gira in produzione tutti i giorni, è esattamente questo schema in piccolo: prepara il referto, resta uno strumento di supporto, il veterinario valida e il PDF esce con la sua firma nell'archivio della clinica. La stessa forma che la radiologia umana ha preso in dieci anni, senza che nessuno perdesse il posto.

Vale la pena leggere il decennio della radiologia accanto a quello che è successo a Meta quando ha provato la scorciatoia: due strade opposte, stessa conclusione sul punto in cui si rompe.

Cosa fare questa settimana

Prendi lo strumento che stai valutando e provalo su dieci casi veri, di quelli già chiusi, dove la risposta giusta la conosci. Cronometra due numeri e scrivili: quanto ci mette lo strumento, e quanto ci mette la tua persona a controllare l'output prima che possa uscire.

Poi conta quanti dei dieci erano sbagliati in modo che se ne accorgesse solo chi conosce il cliente. Quel numero decide se il progetto sta in piedi, molto più del risparmio dichiarato. Il percorso completo per portare l'AI dentro un'azienda piccola sta qui.

Fonti: l'articolo di Ars Technica del 25 agosto sul decennio dell'AI in radiologia e lo studio sulle proiezioni della professione.

Domande frequenti

Quindi l'AI non toglie lavoro?

Sui dati della radiologia, in dieci anni, non lo ha tolto ai radiologi: le proiezioni pubblicate sul Journal of the American College of Radiology stimano il 25,7% o il 40,3% di professionisti in più nel 2055 rispetto al 2023, a seconda che i posti di specializzazione crescano o restino fermi. È una misura americana e va letta per quello che è. Il punto che riguarda anche te è un altro: il lavoro non è sparito, si è spostato dal produrre al controllare, e il controllo costa tempo a qualcuno.

Come faccio a capire se uno strumento sposta il lavoro invece di toglierlo?

Provalo su dieci casi veri e cronometra due cose. Quanto ci mette lo strumento a produrre l'output, e quanto ci mette la tua persona a controllarlo prima che esca. La seconda cifra è quella che nei preventivi non c'è quasi mai, ed è quella che decide se il conto torna.

Gli errori dell'AI si vedono?

I peggiori no, ed è il motivo per cui il controllo va progettato. Un output palesemente sbagliato lo ferma chiunque. Quello pericoloso è l'output plausibile: il numero verosimile, oppure la frase corretta ma riferita al cliente sbagliato. Chi controlla deve saperne abbastanza da accorgersene, quindi la persona che valida non può essere quella che ne sa meno in azienda.

Devo formare qualcuno prima di partire?

Sì, e in genere è la voce che salta per prima. Nell'articolo che riporta il caso della radiologia, oltre un quarto dei medici intervistati nel 2026 dichiara di non aver ricevuto nessuna formazione sull'AI e solo l'11% una formazione sostanziosa: succede in un settore che ha budget e obblighi. In un'azienda da otto persone non succede da solo. Sull'obbligo europeo di competenza, che si applica dal 2 febbraio 2025 e non prevede né monte ore né certificati, c'è un articolo a parte su questo blog.

Su quale processo conviene provare per primo?

Su uno dove il controllo esiste già oggi. Se i preventivi passano comunque dalle tue mani prima di uscire, quello è il candidato: lo strumento entra senza che tu debba costruire un pezzo di organizzazione nuovo. Se invece il processo esce senza che nessuno lo guardi, prima serve decidere chi lo guarderà, e quel tempo va messo nel conto.

Se ti hanno proposto uno strumento che dovrebbe fare il lavoro di una persona, in un quarto d'ora al telefono guardiamo dove si sposta il tempo invece di sparire.

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