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Google toglie il watermark
dalle immagini AI, l'obbligo resta

Da metà agosto il watermark visibile di Gemini si può togliere. SynthID e C2PA restano nel file, e l'obbligo dell'articolo 50 dell'AI Act non cambia.

Pubblicato il 19 agosto 2026

Giuseppe Delli Paoli
Giuseppe Delli PaoliConsulente AI per PMI italiane — fondatore di RefertAI
In due righeGoogle ha reso opzionale il watermark visibile su immagini, video e musica generati con Gemini. Il marchio invisibile SynthID e i metadati C2PA restano dentro il file in ogni caso. Per un'azienda italiana l'obbligo di dichiarare non è mai dipeso da quel bollino: dipende dall'articolo 50 dell'AI Act, applicabile dal 2 agosto 2026, e riguarda solo i contenuti che una persona potrebbe scambiare per veri.

Da qualche giorno l'app Gemini ha una voce nuova nelle impostazioni, Media Watermark, e serve a decidere se quello che generi esce con il bollino visibile oppure senza. La scelta vale per le immagini fatte con Nano Banana e per i video di Omni, e vale anche per i brani generati con Lyria. Una volta impostata si applica a tutto quello che produci da lì in avanti.

Quello che non si spegne è il resto. SynthID è scritto dentro i pixel, i metadati C2PA viaggiano insieme al file, e restano lì comunque. Lo stesso giorno Google ha pubblicato Credentio, una libreria open source che permette a chi sviluppa di verificare quelle credenziali dentro la propria applicazione.

Fonti: l'annuncio di Gemini e la notizia su TechCrunch.

Cosa significa per una PMI italiana

Questa notizia interessa anche a chi non ha mai aperto Gemini, perché tocca una domanda che gira negli uffici da mesi: le immagini fatte con l'AI vanno dichiarate oppure no?

Il bollino se ne va, la tracciabilità resta

La lettura sbagliata è già in circolazione, quindi la metto subito: togliere il watermark non rende l'immagine indistinguibile da una fotografia. Il file continua a dire di essere stato generato, in due modi diversi, e uno dei due sta dentro i pixel. Google ha reso più facile verificarlo proprio nel giorno in cui ha reso opzionale il marchio visibile.

Chi conta di usare quell'interruttore per far passare un'immagine generata come una foto vera sta scommettendo contro il file che ha in mano. Il giorno in cui qualcuno controlla, il controllo dice come sono andate le cose.

L'obbligo non era il bollino

Il watermark visibile di Google non è mai stato un adempimento di legge per te. L'articolo 50 dell'AI Act chiede a chi fornisce il sistema, quindi a Google, di marcare i contenuti sintetici in un formato leggibile da macchina. SynthID e C2PA sono quella marcatura. Il bollino era una scelta di prodotto, e toglierlo non sposta niente sul piano normativo.

L'obbligo che riguarda te sta in un altro paragrafo dello stesso articolo, ed è rimasto identico. Chi usa un sistema di AI nell'esercizio della propria attività, nel regolamento l'utilizzatore, deve dichiarare il contenuto quando quel contenuto è un deepfake. Gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 si applicano dal 2 agosto 2026.

Quali immagini vanno dichiarate davvero

Qui la ricerca italiana è piena di articoli che scrivono «dal 2 agosto devi etichettare tutte le immagini AI». Non è quello che dice il testo.

La definizione di deepfake sta nell'articolo 3, punto 60, ed è precisa: contenuto generato o manipolato che assomiglia a persone, oggetti, luoghi, entità o eventi esistenti e che apparirebbe falsamente autentico a chi lo guarda. La discriminante è quella, e non lo strumento con cui l'hai prodotto.

Lo sfondo astratto del tuo carosello non ricade nell'obbligo. L'illustrazione palesemente disegnata nemmeno. Ci ricadono invece la foto del magazzino che non hai e quella del team che non esiste, e lì oltre all'AI Act ti guarda anche la disciplina sulla pubblicità ingannevole, che in Italia c'era molto prima.

Per le opere dichiaratamente artistiche, creative, satiriche o di finzione il regolamento ammorbidisce la forma. L'esenzione però non c'è: la dichiarazione va data lo stesso, in un modo che non rovini la fruizione dell'opera.

Mezz'ora questa settimana

Apri le ultime venti immagini che hai pubblicato sui tuoi canali e dividile in due mucchi. Da una parte quelle che una persona potrebbe scambiare per una fotografia reale, dall'altra tutte le altre. Se il primo mucchio è vuoto, hai finito.

Se non è vuoto, la dichiarazione è una riga nella didascalia. Non serve un modulo, non serve un legale, serve che chi guarda la veda senza doverla cercare.

Nei progetti che seguo la trasparenza sta dentro il processo e non appiccicata dopo. In RefertAI, il software di refertazione veterinaria che ho in produzione, la bozza la scrive l'AI e il veterinario valida sempre prima che il referto esca. Chi lo riceve sa come è stato prodotto perché il flusso è costruito così, non perché qualcuno si è ricordato di aggiungere una nota alla fine.

Se il dubbio è più a monte, cioè se l'AI Act riguardi anche te che usi solo strumenti di serie, la risposta sta qui: l'AI Act riguarda anche chi usa solo ChatGPT. Sull'inventario che conviene tenere, e su quello che invece ti vendono come obbligatorio senza che lo sia, ho scritto registro AI Act. La mappa completa degli obblighi per una PMI sta nella pagina sull'AI Act.

Domande frequenti

Se tolgo il watermark, l'immagine diventa indistinguibile da una foto?

No. Il marchio SynthID è scritto dentro i pixel e i metadati C2PA viaggiano insieme al file: restano in ogni caso, qualunque sia l'impostazione del bollino visibile. Google ha anche pubblicato Credentio, una libreria open source con cui chi sviluppa può verificare quelle credenziali dentro la propria applicazione.

Devo dichiarare tutte le immagini generate con l'AI che pubblico?

No. L'articolo 50 dell'AI Act chiede all'utilizzatore di dichiarare i deepfake, cioè i contenuti che assomigliano a persone, oggetti, luoghi, entità o eventi esistenti e che apparirebbero autentici a chi li guarda (articolo 3, punto 60). Uno sfondo astratto o un'illustrazione palesemente disegnata non ricadono in quell'obbligo.

Da quando si applica l'obbligo di trasparenza?

Gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 si applicano dal 2 agosto 2026. L'obbligo di alfabetizzazione dell'articolo 4, quello sulla formazione di chi usa gli strumenti, si applica invece dal 2 febbraio 2025.

Google è ancora in regola se leva il watermark visibile?

L'articolo 50 chiede a chi fornisce il sistema di marcare i contenuti sintetici in un formato leggibile da macchina. SynthID e i metadati C2PA sono quella marcatura e restano attivi. Il bollino visibile era una scelta di prodotto, non l'adempimento.

Come si dichiara concretamente un'immagine generata?

Non esiste un modulo da compilare. Una riga nella didascalia o nel corpo del post è sufficiente, purché chi guarda la veda senza doverla cercare. Per i contenuti dichiaratamente artistici o satirici il regolamento chiede di darne notizia in un modo che non rovini la fruizione dell'opera.

Non sai se le immagini che pubblichi ricadono nell'obbligo? Quindici minuti al telefono e lo chiariamo.

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